Diario di bordo – edizione Sanremo

Serata all'Orto di Comunità con Michele Cortese

“L’estate sta finendo e un anno se ne va” cantava qualcuno. 

Ma, intanto che le stagioni passavano, l’anno è finito per davvero e siamo arrivati al 2025.

Lo so, ve lo state chiedendo tutti: come? 

Ah beh, a volte ce lo chiediamo anche noi visto il gran da farsi che questa responsabilità ci porta ma, se dovessimo rispondere in maniera più romantica, diremmo che ci siamo arrivati colmi di gratitudine nei confronti di tutte le belle persone ed esperienze che il giardino di Palazzo d’Ippolito ci ha riservato e, soprattutto, pronti per mettere a dimora, accanto alle nostre nuove piantagioni, una miriade indefinita di idee che continuano a sfrecciare senza sosta nelle menti dei nostri volontari.

Ma anche esauriti. Sì.

Prima di parlarvi del futuro, però, crediamo sia necessario fare un veloce passo indietro e raccontarvi, a nostro modo, di tutto quello che è successo dal 22 giugno 2024 fino ad ora.

Quindi, possiamo iniziare:

Dirige l’orchestra il presidente Robert D’Alessandro.

Con il codice 01, canta… L’ORTO DI COMUNITÀ!

(Applausi!!!)

Marco Albero di Noce all'Orto di Comunità
Marco Rizzo all’Orto con l’albero di Noce

Dove eravamo rimasti l’ultima volta? 

Ah sì! Al 22 giugno scorso quando, senza troppi giri di parole, abbiamo scritto un pezzo di storia: abbiamo predetto la canzone di Sanremo 2025 del grande Brunori Sas.

Con “L’Albero Delle Noci” sentiamo di aver trovato, finalmente, il nostro inno.

Una canzone che parla della bellezza della propria Terra, del grande frastuono che un amore significativo può fare nella tranquillità della propria piccola comunità.

Il 22 giugno 2024 un albero di noce è stato (ri)messo a dimora all’interno del giardino e, con lui, sono riaffiorati tanti ricordi d’infanzia. Quelli di tutta un’intera comunità.

Dopo quel grande giorno (pieno di altrettanto grandi lacrimoni), abbiamo preso consapevolezza del fatto che un orto, anche se piccolo, è in grado di contenere una moltitudine assai grande di nostalgie, oltre che di piante. 

Così, da quel momento in poi, abbiamo lasciato che tutta la vita presente tra quelle mura fungesse da ovatta naturale per tutto il frastuono di un paese intero e ci siamo dati il tempo per vedere tutti quei tramonti che il nostro piccolo, grande orto aveva da offrire…

Li abbiamo visti di passaggio, mentre rincorrevamo il tepore di un’estate tutta italiana.

Ci siamo fermati ad osservarli abbracciandoci a vicenda seduti sui muretti o guardando una nazionale italiana perdere rovinosamente agli europei.

Li abbiamo guardati attraverso le foglie verdi degli alberi in fiore mentre, con grande stupore, le nostre piantagioni davano i loro frutti.

E noi eravamo lì!

I nostri pomodori crescevano e noi eravamo lì, imbambolati, a guardarli come si guarda il mare.

Sì, abbiamo visto il mare nel nostro orto: immense distese di cassette di legno piene zeppe di pomodori rossi come l’amore, rossi come quei peperoncini piccanti che crescevano proprio accanto a loro, complementari.

E se non fosse stata per questa Balorda Nostalgia che ci assale, probabilmente non ci saremmo neanche resi conto che quel sole cocente di giugno, lento come la vita, d’un tratto ha lasciato spazio alle prime piogge autunnali.

Le giornate hanno iniziato ad accorciarsi e, seppur con un po’ di tristezza per la frenesia del tempo che scivola, abbiamo atteso l’Eco della restituzione.

La restituzione della vita che si dona per la vita stessa.

Ed è proprio immersi nell’odore d’erba bagnata e nel dolce suono degli stormi in fuga che, il 29 ottobre 2024, l’Orto di Comunità ha festeggiato il suo primo anno di vita.

E quindi, da bravi pugliesi quali siamo, abbiamo fatto durare la festa all’incirca sei mesi.

Abbiamo dato inizio a una serie di appuntamenti pieni di buona musica, buon vino, buon cibo e tante belle persone.

Ci siamo fatti da parte per lasciare spazio ai nostri concittadini, li abbiamo fatti salire sul palco dell’orto e abbiamo pensato che, in fin dei conti, anche se l’orto un vero palco non ce l’ha, la nostra comunità ha comunque tanto da offrire.

Fosse anche solo per una serata di svago e leggerezza.

E quindi, è proprio con la premessa di quella leggerezza che ci siamo fatti piccoli piccoli mentre le dolci parole di Michele Cortese e il ritmo nel sangue dei Kalinka, accompagnate dai prelibati piatti del nostro chef Valentino (e dalle pittule della nostra Carmelita), ci facevano danzare liberi.

Era ormai il 5 ottobre e quel Battito di menti comuni diveniva sempre più raffinato e sempre meno scoordinato.

Un battito così attento da permettere al nostro orto, con la collaborazione dell’agrotecnico e amico Daniele Caro, di essere luogo d’incontro per l’Assemblea provinciale Coldiretti Giovani Impresa Lecce.

Abbiamo lasciato aperta la discussione su questioni di fondamentale importanza con esperti del settore e quella è stata la sera in cui, a tutti gli effetti, l’orto è diventato luogo di scambio.

Non di merce, ma di idee.

Ma ancora mancava qualcosa.

Avevamo bisogno di tornare a sentirci bambini, di vedere le cose con i loro occhi pieni di stupore e innocenza.

Ci mancava avere al nostro fianco i più piccoli che hanno sempre dimostrato di essere i primi pronti a rimboccarsi le maniche.

Era arrivato il momento di restituire qualcosa anche a loro.

Così, abbiamo passato i restanti mesi a programmare, pensare, vagliare ogni opzione possibile per poter dare loro qualcosa che fosse alla loro altezza.

Ed eccoci arrivati al 27 di ottobre, giorno in cui abbiamo dato vita al primo laboratorio creativo sensoriale all’interno dell’orto.

Da lì in poi, grazie alla nostra volontaria ed educatrice Chiara, abbiamo lasciato spazio alle nostre sinergie creative che, di pari passo, sono andate sempre crescendo e ci hanno permesso di arrivare a raggiungere una pienezza d’animo che solo i nostri piccoli ortolani potevano concederci.

Laboratorio dopo laboratorio ci hanno insegnato tantissimo. Forse tutto.

Senza riserve. Senza chiedere nulla in cambio.

E allora abbiamo ripreso ad esplorare il mondo con occhi diversi insieme al nostro agronomo Matteo, abbiamo ripreso a fare le nostre escursioni e a programmare i nuovi gruppi di cammino. Abbiamo messo insieme più generazioni e lo abbiamo fatto affidandole alle mani esperte e sapienti delle nostre professioniste Aurora e Valentina.

Abbiamo festeggiato il Natale tutti insieme come una grande famiglia, giocando a tombola durante l’Or-tombolata del 28 dicembre (con Pierpaolo che ha reso il tombolone un’esperienza vera e propria) e poi, il 4 gennaio, abbiamo avuto un ospite d’onore: la Befana!

E i piccoli erano sempre lì, ad ogni evento, a divertirsi con noi.

Pensiamo che, in fin dei conti, la vera vittoria sia stata questa (anche perché giocando a tombola abbiamo perso tutti i nostri averi, tranne la signora Carmelita che ha vinto tutto invece).

La vera vittoria è il connubio creato tra pace e sostenibilità l’ultimo 8 febbraio con l’aiuto dell’Azione Cattolica.

E la vera vittoria è aver messo a dimora la loro girandola della pace accanto alle nuove piantine che, nonostante il clima instabile, ce la mettono tutta per crescere forti.

La vera vittoria, a pensarci bene, è aver accolto nella stessa misura in cui si viene accolti come sta succedendo da qualche giorno a questa parte all’interno delle scuole con il progetto “Immagina Un Mondo”.

E, sempre pensandoci bene, magari, pure noi volevamo essere dei duri come Lucio Corsi ma, in fin dei conti, ci piace sentirci deboli davanti alle cose belle della vita e magari fermarci a scattare una foto, come ci ha sempre insegnato il nostro fotografo Giuliano.

Ci piace sentirci parte di un tutto che, come l’altalena delle stagioni, va giù per qualche attimo prima di spiccare il volo e andare su.

Perché abbiamo tutti bisogno di prenderci cura di qualcosa, fosse anche solo per sentirci utili. E tutti abbiamo bisogno che un luogo si prenda cura di noi.

E, finalmente, è arrivato il momento di prenderci cura di questa comunità

anche se racchiusa, sovente,

tra le radici di un piccolo orto.

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