<<Perché il nome “Mamma che musica”?
Perché credo che non esista modo più bello della musica per rendere onore a tutte le mamme del mondo. Le stesse che, fin da subito, hanno utilizzato la loro voce per cullare i propri figli e per farli sentire al sicuro, amati e protetti come solo una mamma sa fare.>>
Sono state queste le parole con cui la nostra volontaria, la dottoressa Maria Chiara Manni, ha dato il via al laboratorio in occasione della festa della mamma nell’Orto di Comunità.

Un laboratorio sensoriale nato dall’osservazione delle infinite esperienze di tutti i giorni.
Quelle esperienze che, lente e sincere, si fanno spazio tra la frenesia della quotidianità per ricordarci di come quel posto nel mondo in cui tutto è bello e pieno d’amore esiste ancora ed è racchiuso tra le braccia di chi, con pazienza e devozione, ci ha cullati da piccoli per farci addormentare.
E allora è stato naturale cercare una strada che potesse riconnetterci a quelle emozioni lì.
Il percorso ha avuto inizio proprio dalla rievocazione dei propri ricordi: la prima ninna nanna, la prima filastrocca, la prima melodia, il primo pensiero buttato sulla nostra lavagna bianca… Abbiamo lasciato alle mamme e ai papà il tempo di abbracciare i propri piccoli e di cullarli sulle ginocchia mentre le loro voci, colme d’emozione, intonavano i versi di quelle melodie.
E, per un attimo, il nostro orto si è trasformato nel posto più sicuro del mondo in cui l’odore di camomilla essiccata al sole accompagnava quelle dolci nenie, pure come gli occhi stracolmi d’amore di tutte quelle mamme sedute all’ombra delle piantagioni.
Poi, è arrivato il momento di dare libero sfogo all’immaginazione: con materiali di riciclo abbiamo dato vita a dei veri e propri strumenti musicali con i quali i più piccoli hanno creato nuove melodie.
Nasce, così, la prima banda dell’orto!

Bucce di pistacchio, bottiglie vuote e tanta energia hanno accompagnato la mattinata che è, poi, terminata con i giochi del professore D’Alessandro.
Abbiamo visto mani unirsi ed applaudire, occhi felici, spensierati e voci squillanti.
Ma, più di tutto, abbiamo visto quanto l’amore possa unire persone che non si erano mai viste prima.
E le abbiamo osservate.
E ci siamo nutriti di tutta questa bellezza mentre, in sottofondo, la voce di Arisa ci teneva stretti tutti insieme in un unico abbraccio: quello che può esserci solo tra una mamma ed il suo bambino.

“… quella canzone dolce,
per farmi addormentare
Canta, canta ancora
che io non mi stanco, canta
fino a quando viene sera,
da qui all’eternità.
E se potessi io sarei lo scrigno dei pensieri tuoi
Con una mano solleverei le pene che tu hai
E ti proteggerei per sempre
Perché senza di te non sono niente
Perché a me basta che tu sia qui accanto a me.
Tu che mi hai dato tutto
Tu che sei quella parte di me
Che si unisce al cielo”


